
I like to remember things my own way.
How I remembered them, not necessarily the way they happened
Priva di ogni pretesa di ordine, la vita urbana Indiana non cerca simmetrie o rassicurazioni; si piega al caos, lo rincorre, lo amplifica. Un dialogo muto con la confusione. Ogni scena è una collisione, un istante che respira e poi si dissolve, lasciando dietro di sé un senso di smarrimento che non cerca redenzione.
Il lavoro si alimenta di questa dissonanza: il caos non è caos, ma un linguaggio che non trova spazio nel consueto. La città non è un luogo da visitare, ma una condizione da attraversare, dove ogni scatto è un'incursione nel frammento, nell'incompleto, nell'impossibile da racchiudere.